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Proloco Casalborsetti o Casal Borsetti (talvolta anche Casal Borseti o
Casaborseti) è l'ultimo lido ravennate prima di quelli ferraresi.
Attualmente è diventato famoso e conosciuto anche come PortoReno o Portoreno. È in provincia di Ravenna Regione: Emilia-Romagna Capoluogo:
Ravenna Superficie: 1.858 km² Densità: 202 ab./km² Comuni: Elenco di 18 comuni Targa: RA CAP: 48100, 48010, 48028 Pref. tel: 0544, 0545, 0546 Codice ISTAT: 039 La Provincia di Ravenna è una provincia dell'Emilia-Romagna di 375.594 abitanti. Confina a nord con la Provincia di Ferrara, a ovest con la Provincia di Bologna, a sud con la Toscana (Provincia di Firenze) e con la Provincia di Forlì-Cesena, a est con il Mare Adriatico. Provincia di Ravenna prefisso telefonico 0544, 0545,
0546 Alfonsine CAP 48011 Bagnacavallo CAP 48012 Bagnara di Romagna CAP 48010 Brisighella CAP 48013 Casola Valsenio CAP 48010 Castel Bolognese CAP 48014 Cervia CAP 48015 Conselice CAP 48017 Cotignola CAP 48010 Faenza CAP 48018 Fusignano CAP 48010 Lugo CAP 48022 Massa Lombarda CAP
48024 RAVENNA CAP 48100 Riolo Terme CAP 48025 Russi CAP 48026 Sant'Agata sul Santerno CAP 48020 Solarolo CAP 48027. Provincia di Forlì e Cesena prefisso telefonico 0541, 0543, 0546, 0547 Bagno di Romagna CAP 47021 Bertinoro CAP 47032 Borghi CAP 47030 Castrocaro Terme e Terra del Sole CAP 47011 Cesena CAP 47023 Cesenatico CAP 47042 Civitella di Romagna CAP
47012 Dovadola CAP 47013 Forlimpopoli CAP 47034 FORLÌ CAP 47100 Galeata CAP 47010 Gambettola CAP 47035 Gatteo CAP 47043 Longiano CAP 47020 Meldola CAP 47014 Mercato Saraceno CAP 47025 Modigliana CAP 47015 Montiano CAP 47020 Portico e San Benedetto CAP 47010 Predappio CAP 47016 Premilcuore CAP 47010 Rocca San Casciano CAP 47017 Roncofreddo CAP 47020 San Mauro Pascoli CAP 47030 Santa Sofia CAP 47018 Sarsina CAP 47027 Savignano sul Rubicone CAP 47039 Sogliano al Rubicone CAP 47030 Tredozio CAP 47019 Verghereto CAP 47028. Provincia di Rimini prefisso telefonico
0541 Bellaria-Igea Marina CAP 47814 Cattolica CAP 47841 Coriano CAP
47853 Gemmano CAP 47855 Misano Adriatico CAP 47843 Mondaino CAP 47836 Monte Colombo CAP 47854 Montefiore Conca CAP 47834 Montegridolfo CAP
47837 Montescudo CAP 47854 Morciano di Romagna CAP 47833 Poggio Berni CAP 47824 Riccione CAP 47838 RIMINI CAP 47900 Saludecio CAP 47835 San Clemente CAP 47832 San Giovanni in Marignano CAP 47842 Santarcangelo di Romagna CAP 47822 Torriana CAP 47825 Verucchio CAP 47826. Provincia di Ferrara prefisso telefonico 051, 0532, 0533 Argenta CAP 44011 Berra CAP
44033 Bondeno CAP 44012 Cento CAP 44042 Codigoro CAP 44021 Comacchio CAP
44022 Copparo CAP 44034 FERRARA CAP 44100 Formignana CAP 44035 Goro CAP 44020 Jolanda di Savoia CAP 44037 Lagosanto CAP 44023 Masi Torello CAP 44020 Massa Fiscaglia CAP 44025 Mesola CAP 44026 Migliarino CAP 44027 Migliaro CAP 44020 Mirabello CAP 44043 Ostellato CAP 44020 Poggio Renatico CAP 44028 Portomaggiore CAP 44015 Ro CAP 44030 Sant'Agostino CAP 44047 Tresigallo CAP 44039 Vigarano Mainarda CAP 44049 Voghiera CAP
44019 Geografia: la provincia ravennate, situata lungo la costa romagnola, comprende territori di natura assai eterogenea che includono zone costiere, zone pianeggianti e zone di montagna nell'entroterra.
L'idrografia della zona è complessa dovutamente al fatto che il territorio costiero della pianura padana è il risultato di continue bonifiche avvenute nel corso dei secoli di quella che in tempi remoti era un'enorme laguna che formava un tutt'uno con quelle di Grado, Marano, Venezia e le vicinissime Valli di Comacchio con cui il territorio confina. Tale peculiarità è ciò che oggi caratterizza il paesaggio e la fauna avicola, soprattutto quella delle zone costiere dove tutt'oggi sono rimaste delle importanti zone umide di carattere lagunare. Della bonifica del Reno ottenuta deviando il corso d'acqua che alimentava una zona umida molto più estesa di quella attuale nel letto dell'antico ramo primario del Po oggi rimangono la Valle Mandriole e la Piallassa della Baiona e Risega. Non meno importanti le valli dell'Ortazzo e Ortazzino che rimangono dalla bonifica della valle Standiana, anch'esse annoverate tra le zone umide importanti d'Italia.
Passando nell'entroterra il territorio assume caratteristiche sempre più padane fino al raggiungimento della zona pedemontana occupata dai territori di Faenza e Castel Bolognese salendo fino all'estremo confine con la Toscana nelle zone dei comuni di Brisighella e Casola Valsenio che sono i comuni più distanti dalla costa. L'altitudine massima (Monte
Cece) non supera i 759 m. La Riviera romagnola è un tratto di costa marina che si affaccia sul Mar Adriatico, lungo poco meno di un centinaio di chilometri. Il termine riviera è usato impropriamente in quanto dovrebbe indicare un tratto di costa alta con fondale roccioso e profondo, mentre il tratto di costa alla quale si riferisce è prettamente basso con fondali bassi e sabbiosi. La costa romagnola va dalla foce del fiume Reno al promontorio di Focara che divide la località di Gabicce Mare dalla città di Pesaro e attraversa la provincia di Ravenna, la provincia di Forlì-Cesena e la provincia di Rimini. È caratterizzata da spiagge ampie e sabbiose, con la presenza a nord di frequenti zone naturalistiche (valli e pinete), mentre a sud si è assistito, negli ultimi 30-40 anni, ad una progressiva cementificazione dovuta al turismo. Dal dopoguerra in avanti lo sviluppo del turismo in questa area è stato infatti inarrestabile. I centri più famosi e importanti della riviera Romagnola da nord sono: Ravenna (Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Classe, Lido di Savio), Cervia (Milano Marittima, Pinarella, Tagliata), Cesenatico, (Zadina, Valverde, Villamarina), Gatteo Mare, Savignano Mare, San Mauro Mare, Bellaria-Igea Marina, Rimini (da Torre Pedrera a nord, fino a Miramare a sud), Riccione, Misano Adriatico (Misano Brasile e Portoverde), Cattolica, Gabicce Mare. 9 sono i centri balneari di
Ravenna: Casalborsetti, Marina Romea, Porto Corsini, Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe e Lido di Savio. La vita nella riviera romagnola è stata resa famosa da film come Amarcord di Federico Fellini (nato a Rimini) e dalla poesia di Giovanni Pascoli (nato a San Mauro), Aldo Spallicci e Tonino Guerra.
Clima: il clima della provincia tende ad essere continentale nelle aree interne, mentre lungo la costa vi è un'influenza marittima, seppur relativa, ma con alti tassi di umidità relativa. L'inverno è generalmente freddo, talvolta rigido in presenza di nebbia persistente da inversione termica e durante le irruzioni di aria polare pilotate dai venti di bora, quando sono possibili anche fenomeni nevosi. La primavera e l'autunno sono particolarmente miti, ma a tratti anche moderatamente piovose; l'estate è generalmente calda e afosa, con leggera brezza lungo la costa. I corsi d'acqua principali: Reno, Lamone o Senio, Fiumi Uniti o Montone o Ronco, Bevano, Savio. Degno di menzione è il canale navigabile Candiano o Corsini, scavato artificialmente nel XVIII secolo, che collega la città di Ravenna al mare e costituisce parte integrante del sistema portuale. La costa: la riviera romagnola è sicuramente molto famosa per la sua ospitalità e per le imponenti infrastrutture turistiche ma a livello industriale non è meno famosa per il porto di Ravenna che costituisce un punto di riferimento logistico per lo scambio di merci e materie prime via mare. Escludendo la zona del porto tuttavia la costa è fondamentalmente formata da un litorale sabbioso piuttosto omogeneo, separato dall'entroterra da una bellissima pineta di pini marittimi che si estende quasi continuo dai -lidi ravennati- di Comacchio fino alle località balneari del lembo di costa forlivese che separa la provincia di Ravenna da quella di Rimini. Caratteristiche sono le dune della spiaggia della Bassona, presso Lido di Dante. Vie di comunicazione terrestri. Stradali: le principali comunicazioni terrestri che fendono la provincia sono costituite dal raccordo A14DIR che si estende dall'autostrada A14 tra i caselli di Imola e Faenza percorrendo un tracciato di circa 26Km che interessa le località di Lugo, Cotignola e Bagnacavallo; dalla SS9 Via Emilia che dal confine verso Imola attraversa le città di Castel Bolognese e Faenza fino al confine con il comune di Forli; la SS16 "Adriatica" che dal ferrarese si estende giu verso la costa interessando principalmente le località di Voltana, Lavezzola, Alfonsine, Mezzano, Ravenna, e progressivamente giu verso le principali località balneari a sud della città quali Savio, Lido di Classe e l'agglomerato di Lido di Savio, Milano Marittima e Cervia, Pinarella, Tagliata fino al confine con Cesenatico; la SS309 "Romea" che collega Ravenna ai lidi nord come Marina Romea e Casal Borsetti e interessa anche la zona di Mandriole fino a raggiungere il confine con la provincia di Ferrara presso Lido di Spina al primo imbocco delle Valli di Comacchio; la SS253 "San Vitale" che solidalmente al raccordo A14DIR collega Ravenna a Bologna interessando le località di Russi, Bagnacavallo, Lugo e Massa Lombarda. Infine la strada SS610 "del Selice"
che collega Imola a Conselice attraversando Massa Lombarda. È comunque degna di menzione una fitta rete di strade provinciali che si trovano in perfetto stato di manutenzione e che spesso costituiscono una valida se non migliore alternativa ai percorsi principali. Ferroviarie: le linee ferroviarie principali che interessano la provincia di Ravenna sono la tratta che collega Bologna a Rimini che interessa le località di Castel Bolognese e Faenza, la tratta Ferrara-Rimini che interessa prevalentemente la città di Ravenna e tutte le località secondarie raggiunte. In particolare la tratta per Rimini consente la comunicazione ferroviaria con quasi tutte le località turistiche a sud della città, compresa Cervia e il parco dei divertimenti di Mirabilandia (stazione di Lido di Classe-Lido di Savio) che è una delle mete più gettonate dal turismo dopo la spiaggia. La tratta in direzione Ferrara invece serve tutte le località a nord tra cui Voltana, Lavezzola, Alfonsine e Mezzano. Per completare il quadro dei trasporti il collegamento tra Ravenna e Bologna è servito dal compromesso di treni che percorrono la tratta diretta tra Ravenna e Castel Bolognese che interessa anche Lugo, Bagnacavallo e Russi e la tratta tra Ravenna e Faenza che attraverso Granarolo Faentino si ricongiunge con Russi. Da citare anche la linea Faenza-Firenze, che, percorrendo un suggestivo paesaggio attraverso l'appennino tosco-romagnolo, collega Faenza con Firenze in circa due ore, attraversando i paesi di Brisighella, Marradi e Borgo San Lorenzo.
Per completare il quadro del trasporto persone è in esercizio la tratta secondaria Faenza-Lavezzola che collega i comuni del lughese con Lugo e Faenza, interessando le località di Cotignola, Sant'Agata sul Santerno, Massa Lombarda e Conselice. Non meno importanti sono le tratte che collegano il sistema ferroviario di Ravenna al porto, grazie al recente raddoppio della tratta per Russi si sono compiuti notevoli passi avanti nel collegamento tra l'Interporto di Bologna e lo scalo merci di Ravenna che hanno ridato vita alla piattaforma logistica da tempo sottosfruttata. Il risultato più interessante ad oggi ottenuto è quello dell'argilla che importata dall'oriente sbarca a Ravenna e raggiunge importanti località del nord Italia attraverso la rete ferroviaria con costi ed impatto ambientale assai contenuti. Navali: di estremo rilievo la recente istituzione delle linee ad alta velocità che collegano Ravenna alla Croazia: in particolare è possibile attraversare l'adriatico in sole due ore in aliscafo con collegamenti garantiti per Venezia, Rovigno, Lussino e Pola. Aerei: dal punto di vista aereo purtroppo la provincia non è ben servita, le principali aviosuperfici sono costituite dall'aeroporto di Lugo e da quello di Ravenna che tuttavia sono frequentati solo da aerei di piccola stazza ad uso degli aeroclub locali e di voli strettamente privati o turistici. I collegamenti più vicini risultano pertanto essere quelli degli aeroporti di Forlì e quello di Rimini, che costituiscono le principali vie di comunicazione aerea nazionale e internazionale della zona. Sfruttamento del territorio. Naturale: il territorio è sfruttato prevalentemente ad uso agricolo e forestale, ampie sono le aree protette del parco del delta del Po come le oasi di Punte Alberete, le zone umide, le pinete costiere. Di particolare menzione sono le antiche saline presso Cervia, tutt'oggi in funzione, dove si estrae un sale di ottima qualità sin dai tempi dell'antica Roma. Di rilievo anche le cave di sabbia e ghiaia nella zona di Padova. Agricolo:la campagna invece risulta coltivata prevalentemente a frutta nelle zone pianeggianti del comune di Ravenna, mentre i vitigni la fanno da padroni nelle zone verso Faenza e Lugo dove di particolare rilevanza vi sono le coltivazoni delle uve Sangiovesi, i vitigni autoctoni quali il Burson nella zona di Bagnacavallo e il Centesimino ovvero la denominazione locale che viene data al Sauvignon Rosso autoctono della zona di Oriolo dei Fichi presso Faenza. Sono di particolare rilievo anche le produzioni di olio di oliva della zona di Brisighella il cui olio, il Brisighello, è famoso in tutta Europa per la qualità. Il resto della campagna è coltivato da vere e proprie industrie agricole che occupano praticamente il 100% di una campagna molto densamente popolata rispetto a tante zone anche limitrofe come quelle del ferrarese che vedono prevalentemente coltivazioni di frutta del periodo estivo quali fragole e pesche che ci regalano le delicate distese rosa a perdita d'occhio durante il periodo primaverile.
L'industria agricola della produzione della frutta di maggiore rilievo è sicuramente quella di Massa Lombarda sede di una nota azienda produttrice di succhi di frutta su scala internazionale. Industriale:
presso le principali località sono site zone produttive di vario
livello: di particolare menzione sono la zona industriale sita presso il porto di Ravenna che ospita tra le principali industrie chimiche e metalmeccaniche del panorama industriale italiano quali il gruppo Marcegaglia, Polimeri Europa (ex. complesso Enichem), Bunge (ex. Cereol del Gruppo Ferruzzi), nonoché alcuni importanti cantieri navali come la ditta Rosetti Marino e i cantieri Dellapasqua. Particolarmente importante è l'industria di estrazione del gas metano del quale Ravenna è sicuramente un punto chiave poiché è uno dei principali centri di estrazione di tutta Italia. Sempre presso il porto industriale infatti è presente tutto l'indotto di aziende che si occupano della manutenzione delle piattaforme di estrazione. Altrettanto rilevante il polo di produzione della ceramica presso Faenza, un'industria che trae origine da una tradizione antichissima e che a Faenza assume proporzioni variabili che spaziano dal piccolo artigianato, alla grande industria che produce ceramiche maioliche e porcellane di enorme pregio internazionale. Sempre presso Faenza è di notevole interesse la presenza di un polo altamente tecnologico come la Minardi che, oltre al team di formula 1 opera prevalentemente nella lavorazione della fibra del carbonio e quindi in un settore ad elevatissima tecnologia. Cultura:
l'aspetto più interessante della cultura locale è sicuramente rappresentato dalla città di Ravenna dove è possibile ammirare i bellissimi mosaici bizantini. Gli antichissimi monumenti sono una meta gettonatissima da tutto il mondo coadiuvati dal singolare contesto architettonico delle basiliche paleocristiane e dei resti dell'epoca romana rinvenuti presso il porto antico di Classe e presso gli scavi nel centro della città. Altrettanto interessante è la città di Faenza dove è possibile visitare il museo della ceramica e ripercorrere la storia di questa antica tradizione. Di particolare interesse sono anche gli edifici neoclassici quali la Villa Rotonda dei Laderchi, sulla strada per Brisighella. Non può inoltre mancare un giro per i rioni dove è sovente possibile ammirare gli allenamenti delle varie discipline medievali che si svolgono durante il Palio del Niballo. Il borgo medievale di Brisighella è un'altra meta tipica della zona, la singolare architettura della via soprelevata e delle sgangherate volte costituisce forse un unico nel suo genere e merita di essere visitata. Con la caduta di Roma, Giuseppe Garibaldi lasciò la città con l'intenzione di raggiungere Venezia dove la Repubblica di San Marco, ancora resisteva.
Inseguito, ancora una volta, dalle truppe del tenente-feldmaresciallo d'Aspre, che comandava il corpo di occupazione austriaco in Toscana, perse anche la moglie Anita che, in avanzato stato di gravidanza e spossata, morì per mancanza di cure nelle paludi di Comacchio, a Casa Guiccioli in località Mandriole. Con una fuga avventurosa Garibaldi riuscì comunque a sfuggire alla cattura, giungendo sino in Liguria, nel Regno di Sardegna. Qui venne invitato a non fermarsi ed imbarcato per la Tunisia, poi per Tangeri. Passati lì alcuni mesi, si trasferì a New York
(1850) dove lavorò nella fabbrica di candele di Antonio Meucci.
Dopodiché si portò anche in Perù per trovare un ingaggio come capitano di mare. Turismo e strutture ricettive: la maggior parte delle strutture turistiche sono condensate nella zona della costa, la riviera romagnola costituisce una meta storica della tradizione italiana sin dai tempi del ventennio fascista in cui vennero create le prime colonie giovanili.
Inutile dire che la riviera ravennate non ha nulla da invidiare a quella riminese, località come Milano Marittima, presso Cervia, sono annoverate tra le mete turistiche più esclusive della penisola e sono dotate di strutture ricettive impressionanti che costituiscono il business principale dei lidi. Stabilimenti balneari, trasporti notturni, locali, discoteche e pub costituiscono le principali attrattive presso i giovani che convogliano anche da molto lontano. Nel 1992 è sorto adiacentemente al bacino della Standiana il parco divertimenti di Mirabilandia che richiama visitatori non solo da tutta la riviera romagnola ma anche dal resto d'Italia e, da qualche anno, pure dall'Europa. Il comune di Ravenna ha inoltre investito molto per riqulificare i lidi nord, in particolare la località di Marina di Ravenna ha subito un incremento esponenziale del turismo nel corso degli ultimi anni. Gastronomia e
turismo: non di minore importanza il turismo enogastronomico è servito dalla presenza di una enorme quantità di agriturismi che si concentrano prevalentemente nella zona dell'entroterra. La peculiarità della zona è la forte influenza del mare che influenza anche le località più interne nell'arte della preparazione del pesce piuttosto diffusa in tutta la provincia. La gastronomia locale è la stessa che accomuna quasi tutta la Romagna, la piadina romagnola è sicuramente uno dei cibi più famosi, una tradizione antichissima ereditata dai marinai che ha subìto evoluzioni e mutamenti fino ad arrivare ai giorni nostri in cui il benessere ha reso questo alimento un concentrato calorico che costituisce la tanto gettonata golosità dei ravennati e dei turisti. Altrettanto diffusi sono i salumi quali il prosciutto crudo, il salame tipico romagnolo molto pepato e la mortadella che costituiscono, assieme al formaggio squacquerone, uno dei prodotti più tipici da abbinare alla piadina.
Primi piatti: nche nel ravennate esiste una profonda cultura del formaggio grana: tipicamente i cappelletti romagnoli sono un tortello di pasta ripieno di un composto di grana, uova, formaggio campagnolo (localmente detto anche furmai murbi ovvero formaggio morbido) e noce moscata; un gusto sobrio ma saporito che si ritrova simile nei tipici passatelli in brodo. Altrattanto tipiche sono le lasagne al forno, parimenti diffuse nelle Marche e nel resto dell'Emilia-Romagna, i curzoli ovvero una specie di spaghetto a pasta dura poco lavorata, e la pasta all'uovo condita con ragù prevalentemente fatto di carne di maiale e di manzo. Secondi: la grigliata di carne mista, come del resto la bistecca alla fiorentina, sono anch'esse degli evergreen dell'uso locale che vengono sovente abbinati alla piadina e al vino Sangiovese. Vini: i vini più tipici sono quelli di produzione tipicamente romagnola come: Il trebbiano, L'albana, Il sangiovese, La Cagnina che si ottiene dal vitigno terrano, Il Bursòn che si ottiene dall'omonimo vitigno, Il centesimino ovvero sauvignon rosso, Il Pagadebit Cenni storici: la povertà della cucina romagnola è stata condizionata dapprima dalla presenza di piccole signorie turbolente e instabili, con la parziale eccezione di quella malatestiana, con corti e, dunque, mense di non eccelso lustro, e poi dal lungo e pesante dominio dello Stato della Chiesa. I caratteri della cucina romagnola sono estremamente semplici e contadini; l'apporto della cultura marinara è di scarso peso e non si estende oltre la zona costiera. Il numero dei piatti è modesto; altrettanto modesta è la tradizione salumiera e casearia. Questa povertà ha indotto Max David a concludere che «noi romagnoli non abbiamo una vera cucina romagnola». Di certo non si può scambiare il ricettario di Artusi, nativo di Forlimpopoli, presso Forlì, per la cucina tradizionale della Romagna, quando si tratta invece di una brillante sintesi degli usi alimentari e gastronomici borghesi di tutta l'Italia centro-settentrionale, molto influenzati dalla cucina francese. È, però, vero che l'opera dell'Artusi attinge in gran parte alle tradizioni della cucina romagnola: quindi, è molto utile per una prima ricerca sui questi piatti, come testimonia la formula "all'uso di Romagna", che spesso vi appare nella presentazione delle ricette. Nel 1913 Antonio Sassi arrischio un primo censimento della cucina «del popolo, che conserva buona parte delle vecchie costumanze». Il catalogo è di sole cinque
voci: i cappelletti (diversi sia come forma sia come ripieno, che in Romagna si chiama "compenso", diversamente da quelli, omonimi, del bolognese e dell'Emilia), i passatelli, chiamate le «pappardelle asciutte condite in perfetta regola», il pollo arrosto e la piadina, che varia da zona azona in dimensione e cottura. Dei cinque piatti elencati tre sono "paste in brodo, e ciò non fa meraviglia, dal momento che questa pasta- che un proverbio romagnolo definisce «biada dell'uomo» - è (scrive Camporesi) «il cardine del sistema alimentare» della Romagna.
Attingendo all'ampia letteratura sulla cultura popolare romagnola (dal Cirelli al Battarra, dal Placucci al Bagli), è possibile recuperare altri piatti tradizionali, non tutti sopravvissuti; tra i primi piatti la «tardura» (una minestra di uova, formaggio e pan grattato), i «manfrigoli», mangiati nelle cene funebri, al ritorno dai funerali, gli gnocchi, le lasagne al forno e i maccheroni; tra i secondi piatti il galletto in umido, la carne lessa e la carne fritta; tra i salumi la salsiccia, il salame, il prosciutto e la coppa; tra i dolci il «bracciatello», tonda ciambella con il classico buco, i «sabadoni», tortelli ripieni di castagne cotte e marmellata di mele, pere cotogne o fichi, e la «saba», uno sciroppo prodotto con la riduzione a fuoco lento del mosto d'uva bianca o rossa, usato per bagnare i sabadoni. Erano, questi, i piatti delle occasioni solenni, delle grandi feste del ciclo dell'anno (Natale e carnevale) e del ciclo della vita (nascita, nozze, morte). La cucina feriale era finalizzata a riscaldare e a corroborare (zuppe e minestre di verdure) o a tacitare brutalmente i morsi della fame (schiacciate, focacce, granitici dolci di farina di mais).
L'identità culinaria romagnola sta, piuttosto che in una lista di piatti caratteristici, in un complesso di saperi, soprattutto popolari. Il primo e il più antico di questi saperi è - se la parola «cultura» non imbarazza - la «cultura delle insalate», cioè delle piante commestibili, sia coltivate che spontanee: centinaia di specie la cui sicura conoscenza, trasmessa di madre in figlia, ha resistito fin quasi ai nostri giorni. Di questo sapere, che accomuna la Romagna, il Montefeltro e la il pesarese, ci resta una straordinaria testimonianza
cinquecentesca: la Lettera sulle insalate scritta nel 1565 dal medico Costanzo Felici. Catalogo ragionato di tutte le piante mangerecce, la Lettera censisce 180 varietà: oltre alle erbe che si consumano in [insalata] e a quelle che si usa cuocere, i bulbi, le radici, i frutti, le bacche, i cereali, i legumi, le spezie, i funghi e il tartufo. Di numerose specie il Felici tramanda gli impieghi in cucina. Una cultura ampia e raffinata è quella - strettamente connessa con le minestre - della sfoglia «fatta in casa», che deve essere, potendo, (dialetto) «smortadòva», cioè di farina e uova, senz'acqua; dalla sfoglia, più o meno sottile, si ricavano le tagliatelle, i tagliolini, i quadrettini, i maltagliati, gli strichetti (o farfalline), i malfattini, i garganelli di Ravenna, nonché le paste ripiene come i cappelletti, il piatto natalizio per eccellenza, e i ravioli, con ripieno di spinaci e ricotta.
Sempre con la sfoglia senza uova sono fatti i ritorti «strozzapreti».
Nell'arte della sfoglia ha piena cittadinanza anche la preparazione della piada - spessa e scondita (tranne che nel cesenate dove veniva condita con strutto, sottile condita con olio d'oliva nel riminese e nel Montefeltro - e dei «crecioni» alle erbe dei campi. Un sapere non meno ampio e raffinato, seppur ristretto alla fascia costiera, è quello dei pesci e degli altri animali marini. Quondamatteo e Bellosi, in Romagna civiltà, elencano 165 specie di pesci, crostacei e molluschi dell'Adriatico con il loro nome dialettale. Ne censisce 213, nel 1576, il giurista, letterato e naturalista Malatesta Fiordiano, autore di una Operetta della natura et qualità di tutti i pesci, che canta in ottave tutto ciò che vive e si riproduce nell'acqua marina e fluviale. Il vertice della cucina marinara è rappresentato dal «brodetto», che in Romagna si esige robusto e casalingo, denso di conserva di pomodoro, diaceto e di pepe nero; le capitali del brodetto sono Cesenatico e Cattolica. Altrettanto deciso è il sapore del pesce in graticola (la «rustìda»), infilzato negli spiedini e protetto da una panatura all'aglio e al prezzemolo. Le minestre di pesce - tolti il risotto, gli spaghetti alle vongole e i quadrucci alla seppia - sono tutte d'origine recente. Un sapere che scinde la Romagna dall'Emilia e la accorpa alle regioni del Centro è quello della vite e del vino. Nel 1792 Giovanni Antonio Battarra scrive sulla viticultura per novantuno pagine la sua Pratica agraria. I vini romagnoli più noti sono il Sangiovese (rosso) e i bianchi Trebbiano (ottimo con il pesce) e Albana, secca e amabile; meno popolari e da conoscitori sono il Pagadèbit, il Biancale, la Cagnina e il Rosso di Bosco.